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martedì 2 giugno 2015

Cosa c'è dentro un fiore?


Londra, 21 Maggio 2015
Torno sempre meno spesso qui, e poi mi spiace.
Mi sorprendo felicemente a non trovare fantasmi che scalpitino per essere catalogati. Non che non ce ne siano, che migliorare un po' si può ma cambiare del tutto poi no, ma se non altro non scalpitano. A seconda del tempo si accucciano sotto la mia scrivania o la suola delle mie scarpe per correre: gli lancio un osso da spolpare ogni tanto e li porto a prendere aria appena posso. Sembrano gradire e mi ripagano con una presenza che resta un monito ma non è più una minaccia.

Io mi barcameno con un certo gusto tra la famiglia, bien sur, il mio nuovo progetto, le coppie a cui insegno e, per non farci mancare niente, un nuovo trasloco.
Nel frattempo lei è grandissima. I 7 anni -come ogni compleanno- mi hanno colta alla sprovvista, con denti che cadono e gambe che si allungano come il raggio dei suoi sogni, racconti e inquietudini.  Il piccolo tanto piccolo non è già più, e incalza. Con domande pressanti. Tipo "Cosa c'è dentro un fiore mamma?", "Cosa c'è dentro il naso e le orecchie?". Fino qui tutto bene. Purché non mi chieda cosa c'è dentro gli scatoloni che sto preparando per il trasloco...!

giovedì 13 giugno 2013

La quadratura del figlio

Acc si è svegliato alle 6.30! No troppo presto...poi vuole dormire quando Olivia fa colazione ed è tutto un casino..vieni qui nel lettone, sì proprio come ho sempre detto non avrei mai fatto... una bella abitudine altamente raccomandata da tutti, soprattutto Tracy Hogg (sempre sia lodata), ma almeno ti fai un altro pisolo fino all'ora in cui la giornata può iniziare veramente.
Pronti via. Tommi è già sveglio mamma? Gira Tommi verso di me così mi guarda mentre faccio colazione. Sposta la sdraietta in bagno che mi guarda mentre lavo i denti. Mettilo in camera mia così mi vede che mi vesto. Una routine in vetrina.

mercoledì 12 giugno 2013

Lui ha una coperta

Che l'ormone del nido mi facesse fare cose strane, già l'ho dichiarato, ma con questo figlio abbiamo raggiunto vette inesplorate.
Complice questo piccolo mondo di blog, con le infinite idee e persone meravigliose che lo abitano, ho raccolto l'idea di Nina, rilanciata da loro; e contro ogni pronostico, ho portato a termine il progetto.
Aiutata da altre blogger che partecipavano alla catena, e dalle amiche e parenti cui ho chiesto supporto, ho raccolto pezzi di tela delle più diverse origini, fisiche e geografiche, diventati incredibilmente davvero la coperta di Tommaso. Che ho cucito personalmente. A mano.
Youtube e i suoi molteplici tutorial meritano un premio Nobel, va detto.

lunedì 10 giugno 2013

Un giorno, un biberon

"No, io proprio non ho mai allattato. Ho preferito il biberon fin da subito, non volevo che dipendesse sempre e solo da me." Così la mia amica tedesca, campionessa del rendersi la vita facile e comoda. Della serie perchè prendere la metro quando puoi fermare un taxi? E non è una battuta.
"Io adoravo allattare, tutto il tempo che voleva, quando voleva.. non ho mai contato i pasti e per me è stata la cosa più bella del mondo. Un po' mi è spiaciuto quando ho smesso." E la bimba aveva due anni compiuti. Così una cara amica italiana, che un po' invidio per la sua capacità di godere tanta intimità esclusiva senza considerarla un peso.
Come sempre, ognuna di noi mette in scena una maternità diversa. Che non si può né condannare né preferire: come certi vestiti, stanno bene ad alcune e non ad altre. Tutto sta a saper scegliere cosa sta bene a noi insieme ai nostri bambini.
A me è piaciuto allattare, con quella voluttà di dolcezza un po' animale che è vedere il piccolino nutrirsi da te, di te. Ho passato il balzo di crescita dei 3 mesi con un certo senso di conquista, che chiudere i battenti così presto mi sarebbe dispiaciuto. Mi sono goduta ogni momento di quella testolina pelata contro il petto e quegli occhioni grandi a guardarmi; ogni volta felici e sorpresi di ritrovarmi lì sopra. E certo, come ogni fase della loro vita che si chiude, pensare che fosse arrivato il momento mi lasciava un certo amaro in bocca. Poi un giorno c'è stato un click. Il click delle sue nanne sempre più corte, dei pasti che erano tornati ad essere 8 a 4 mesi compiuti, degli orari non più troppo prevedibili che mi sembravano complicare l'esistenza molto più a lui che non a me. Ho avuto la percezione, sottile e molto chiara, che semplicemente avrebbe preferito dormire, in molti di quei momenti, piuttosto che svegliarsi per mangiare, appisolarsi ancora finendo col non fare bene né l'una cosa né l'altra.

lunedì 11 marzo 2013

Moving from "my child" to "my children"


E' già passato quasi un mese e ovviamente e banalmente sembra ancora ieri. 
Ma se continuo a voler evitare di convertirmi al mummy-blog aspetto 10 anni prima di riprendere a scrivere...
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