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mercoledì 17 settembre 2014

Dov'ero e dove sono.




E' l'estate che mi frega ogni volta. Mi travolge con i suoi tempi lunghi, i figli intorno tutto il tempo, i ritorni in Italia e relative valigie eternamente da smistare. Il mio blog e il mio spazio mentale -che poi si sovrappongono assai- sono animaletti insoliti: in letargo ci vanno d'estate.
Ma questa volta è stato un letargo superficiale e apparente. In realtà stavo prendendo fiato e la rincorsa.
Ed è già arrivato, anzi quasi passato, anche settembre, che si sa arriva sempre a tradimento. Tanto per cominciare si apre subito col mio compleanno, così tanto per chiarire che il tempo incalza; poi mi centrifuga nell'inizio della scuola senza che l'Inghilterra conceda neppure il rito di passaggio. Sì, anche quest'anno la prima elementare mi manca, potrei riscriverlo tale e quale quel post. Il vero grande capodanno per tutte noi, il mese di tutti i veri inizi.
E qest'anno inizio qualcosa davvero. L'avevo accennato, stavo imparando qualcosa che mi appassiona. Ora mi butto. Quel corso che seguivo per imparare ad insegnare tecniche per partorire in modo calmo e consapevole è finito: ora vediamo se trovo qualcuno che abbia voglia di impararle e soprattutto si fidi di me.
Sono online da poco pochissimo, ho trascurato il blog per un sito: www.hypnobirthingnw3.com ...vediamo che succede.
Intanto mi godo la bella sensazione di avere imparato molto e avere voglia di e piani per imparare ancora. Mi godo questo lieve principio di autunno, incerto come tutti i suoi predecessori ma questa volta così carico di fiducia e pienezza.
Ho la testa piena di idee che scalpitano per essere discusse e condivise. Con ordine e con calma...


giovedì 3 luglio 2014

Sono due ma mi sembrano tanti, son caduti e non crescono più

Se reagisco così alla dipartita dei denti da latte c'è da farsi domande serie e preoccupate su come reagirò alla comparsa del ciclo.
Ho capito perché nel libro di Peter Pan, su cui vi ho già ammorbato, di lui si ripete in più punti che ha ancora i suoi denti da latte. Non è un dettaglio da poco. Quei dentini, tondi e lievi come l'infanzia, danno a tutta la faccia la rotonda leggerezza di quel tempo. Quando cadono cambia tutto, e quando ricrescono ancora di più. Non me ne ero mai resa conto finché l'altro giorno a Olivia sono caduti entrambi quelli sopra.
E ora c'è quel buco nel mezzo: questo vuoto che si riempie poco a poco. La prima infanzia alle spalle, tutto quel che seguirà deve ancora prendere le misure per farsi avanti.
Olivia mi ha regalato qualche giorno di pura pre-adolescenza, che visti i 6 anni mi inquieta assai in previsione dei tempi a venire. E' stato come se lei stessa avesse accusato il colpo di un passaggio necessario, emozionante eppure proprio per queste caratteristiche spaventoso. Qualche giorno di piccole regressioni, come a voler ricordare a noi quanto a se stessa che sì, qui si sta crescendo, ma non aspettiamoci mica che avvenga di colpo.
C'è qualcosa di simbolico e potentissimo in quel buchetto in mezzo alla faccia, quel gradino incongruo che inizia a dare alle loro bellezze il carattere e le imperfezioni delle bellezze adulte. E loro, i nostri figli, seduti lì con le gambe a penzoloni su quel buco, lo sanno che è una soglia di passaggio, un buchino che sarà sempre più grande. 

martedì 15 aprile 2014

Lo scocciante fatto che tutti dobbiamo morire (spiegato a mia figlia!?) pt. 3

da Andy Riley, "Il libro dei coniglietti suicidi", Mondadori

Dopo aver elaborato a 4 anni l'idea della reincarnazione e quella dell'anima Olivia ha aggiunto un nuovo tassello alle sue nostre certezze.
"Mamma io lo so dove sono le persone che sono morte."
A sì...? E me lo annunci così, in cucina mentre affetto zucchine?
"Sono in un posto dove sono felici della vita che hanno avuto. Per essere morto devi aver vissuto, no?"
Zaaac, archiviati così con un colpo di spugna ogni nichilismo e ogni angoscia esistenziale.
Muori solo se hai vissuto. Se sei morto è perché hai vissuto, quindi non lamentarti.
C'è da imparare.


mercoledì 6 novembre 2013

Misterioso come un figlio bilingue

Non si cresce in un luogo, si cresce in una lingua (cit); si diventa gli adulti che saremo poco a poco, grazie al lavoro silenzioso e inafferrabile di sfumature e intonazioni. Mentre impariamo a parlare impariamo a pensare, e quello che diciamo quando iniziamo a parlare è un precipitato sempre unico delle persone e delle relazioni in cui abbiamo imparato a comunicare.
Ci penso molto e molto spesso oggi, quando Tommy si gira verso di me con aria tra l'interlocutorio e l'inquieto se mi sente parlare in inglese (dagli torto, con l'accento che mi ritrovo!) o mentre vedo la mia bimba incastrarsi tra l'italiano di casa e l'inglese della vita fuori con piccole acrobazie da funambola.

mercoledì 9 ottobre 2013

Svezzamento: Italia-Inghilterra ai calci di rigore

Settembre 2013
Il quadro è stato chiaro fin da subito, quando in ospedale mi hanno dato le istruzioni per occuparmi del cordone ombelicale. O meglio, quando NON me le hanno date, dato che qui vige la regola che il cordone si arrangia da solo e non richiede maneggiamenti. Meno che mai disinfettanti, garze e compagnia. Si staccherà quando sarà il suo momento e tu devi solo avere il buon senso di tener pulita la zona. O più semplicemente il bambino.
Gli inglesi fanno le cose un tantino diversamente da come vengono fatte in Italia. Le loro code geometriche alle poste fanno sospettare che le facciano meglio, eh, ma convengo anch'io che le cure di un neonato siano un argomento più complesso.

giovedì 20 giugno 2013

Una cassetta della frutta sotto i piedi

Hype Park Speakers Corner © DMTX
Ammutolita. Per una settimana sono ammutolita. Ho giusto avanzato qualche timido cinguettio, dopo essermi finalmente appollaiata anch'io su un rametto di Twitter. Il più basso e piccolino; ma mi ha dato le vertigini, da pischella novellina quale sono.
In mezzo a tutto quel brusio, a quelle voci che si rincorrono con familiarità, competitività o allegria, a me è sembrato molto molto semplicemente di non aver più niente da dire.
Non so bene dove sto andando a parare, ma è diventato urgente rompere il silenzio.

martedì 18 settembre 2012

Cose che Londra ti ruba: la prima elementare.



La scuola è ripresa da due settimane e finalmente ho individuato l'elemento mancante: il primo giorno di scuola. Quello delle emozioni che leggo sui vostri blog, quello degli sguardi solenni e speranzosi sotto capelli per una volta in ordine e sopra grembiulini col nome ricamato (si usano ancora?). Il rito di passaggio che dietro la tenerezza con cui li si accompagna porta con sé un salto importante e definitivo: dall'età del gioco all'età delle cose serie. Riconosciuto e celebrato con i dovuti fasti.
Qui in UK questa cosa non esiste. E io sto cercando di capire se e come sarò in grado di farne a meno.

mercoledì 21 marzo 2012

Lo scocciante fatto che tutti dobbiamo morire (spiegato a mia figlia?!?) #2


da Andy Riley, "Il libro dei coniglietti suicidi", Mondadori


La domanda è arrivata: precisa e puntuale, semplice e diretta, lasciando intendere molto chiaramente che la risposta doveva esserlo altrettanto. E questa volta ero pronta.

venerdì 9 marzo 2012

Venerdì del libro #5

Come si sarà notato da qualche post recente, a casa mia si è in vena di grandi domande e massimi sistemi. E allora ecco qui il libro di questo venerdì, che le grandi domande e i massimi sistemi li affronta come si deve: con semplicità. 


martedì 6 marzo 2012

Lo scocciante fatto che tutti dobbiamo morire (spiegato a mia figlia!?!?)


da Andy Riley, "Il libro dei coniglietti suicidi", Mondadori

"Mamma, quando moriamo diventiamo ancora piccoli piccoli, entriamo nella pancia di un'altra mamma e ricomincia tutto da capo."
Rimpiango molto questa certezza che O mi ha esternato circa un anno fa, presa da ispirazione buddista di cui ignoro la provenienza. Le maestre mi assicurarono che nessuno a scuola ne avesse parlato e il compagno indiano non ha l'aria di uno che intrattenga lunghe conversazioni sul post mortem.

martedì 31 gennaio 2012

Calma sospetta

Vagolante e disarticolata scarsa produttività di una mattina che in fondo mi sono persino goduta. Il che me la rende molto ma molto sospetta... Misto di pulizia compulsiva (non più procrastinabile data recente fuga della cleaner), recupero confuso di piani e progetti e bollitura cervello sotto una doccia colpevolmente lunga. Inutile come i due terzi degli oggetti che assediano la mia scrivania, adesso che ci guardo qui non mi sono data molto da fare.
Potrei inserire un verbo e una frase compiuta a questo punto...
Eccola: vorrei sapere se davvero (e in tal caso perché) io debba proprio stare a questionare questo breve, inaspettato e spontaneo indulgere languido e improduttivo a una vita un po' meno di corsa, un po' meno in lotta.

venerdì 27 gennaio 2012


Ho scritto del fantasma Levi quando ne ho avuto il tempo e l'energia, senza nemmeno rendermi conto che mancavano due giorni al Giorno della Memoria. Spero non si sia risentito. In fondo sta con me da tempo immemore quasi quotidianamente, e come un marito potrebbe scocciarsi di essere celebrato solo a San Valentino.
Il ruolo di Levi nel mio abisso personale è sempre stato alquanto sfaccettato, ma c'è una parte di lui che oggi è particolarmente viva.

mercoledì 25 gennaio 2012

Sympathy for the Devil

Avevo pochi anni quando sotto al mondo magico e splendido che i miei genitori avevano costruito per me ho iniziato a sospettare si aprisse un vuoto inevitabile, e mio padre, reso forse ingenuo ed ottimista da una familiarità con l'abisso ormai radicata, ha ritenuto opportuno e preferibile scoperchiarlo per me.
Ha creduto bastasse la forza di un amore incontrastato, unita a sicurezze che forse sperava meno fragili, per equipaggiarmi contro la vertigine che il male del mondo può provocare. Non so quale sia l'età giusta per un viaggio della memoria in un campo di sterminio, ma ho motivo di credere che non sia a 8 anni.
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