giovedì 17 novembre 2011

Saudade

Sarà l'autunno che ormai scolora nell'inverno, con quelle sere sempre più lunghe e quell'aria già un po' natalizia che del natale però non ha ancora acceso l'allegria. Sarà che di vogare verso una meta ho quasi finito, e non mi resterà che aspettare decisioni su cui non posso più influire. Sarà anche un po' quel nodino sul cuore, appoggiato lì con noncuranza a pesare sul diaframma, a cui forse un po' mi sono pure abituata. O la bellezza di averti intorno, con la tua vocina sempre un tono sopra la normalità e quell'aria da piccola esploratrice fiduciosa. Sarà che vivere in una lingua che non è la tua appiattisce un po' le sfumature dei pensieri, riducendo molte conversazioni a semplice scambio di informazioni; con buona pace del rimasticarsi il mondo in comune.
Sarà tutto questo, e anche qualche altra piccola vibrazione interna un po' troppo controllata, ma a volte lì vicino, proprio dietro la bellezza di quotidianità scelta e normalità nutrita, lo spirito scarta un po' di lato, animato da un sospetto. Da una nostalgia inespressa per tutto ciò che non è stato o non e più.

mercoledì 16 novembre 2011

Il tuo primo orologino

Su quell'orologino avevamo già sprecato parole ed energie, che pareva fosse il desiderio più ardente della terra. Io sono una di quelle che stanno dalla parte del desiderio, convinte che nell'attesa risieda buona parte del piacere e che quelle stelle a cui l'etimologia della parola si riferisce (de-sidera) un po' di magia nella parola ce l'abbiano lasciata.
E' per tutte queste mie elucubrazioni, e molte altre a dire il vero, che tutto quello che faccio con te e per te si spalma su strati di significati che me lo rendono magico e speciale. Ma anche costantemente sotto lo scacco delle responsabilità.
Così comprarti quell'orologino oggi è stato per me "comprarti il tuo primo orologio", faccenda seria e speciale, soprattutto perché te lo sei guadagnata leggendo con precisione le 4.20 che io nemmeno sapevo avessi imparato. Ben più serio e meno speciale è stato il tuo pianto isterico all'uscita del negozio, quando dopo avermi assicurato che era proprio l'orologio che desideravi hai stabilito che però non era pink. E la cosa è degenerata.
Trattasi di figlia immensamente viziata o di desiderio infantile che ha anteposto l'evitare un'attesa al colore preferito, salvo poi rendersene conto e pentirsene?
Me lo chiedo, mentre mi chiedo anche se non ti stia trattando a volte come se la tua età non implicasse necessariamente indecisione e scarsa previsione delle conseguenze; come se tu potessi già essere quella donnina calma e razionale che ti auguro di diventare. Uso con te parole da grandi, ti spiego risvolti e sfumature su cui tu fai domande ed elabori mentre con delicatezza provo a farti intravedere simboli e profondità.
Poi ti accorgi che tutto questo non è pink, e mi riporti lì, al livello successivo. Che devo ancora capire se di tutti gli strati è il più profondo o più superficiale.
Passano i mesi. Con quella proverbiale velocità che nemmeno te ne accorgi. E va bene così, soprattutto quando portano con sé cambiamenti radicali, scelte impreviste ma dal sapore ottimista.
La famiglia-ragno è stata felicemente superata, debellata dalla luce che, nonostante il riverbero dei miei abissi interiori, filtra ostinata dalla finestra.
Non c'è come avere un piano, un piano che ti rispecchi davvero, per ritrovare una strada e soprattutto le energie per percorrerla. Adesso tutto sta a capire se cause e concause finiranno con l'ostacolare o il favorire l'avanzamento del progetto, ma com'è noto...se non giochi non vinci. Ergo rimboccate le maniche se non altro ci si prova.
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